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Oltre che di idee fatte in casa, il laboratorio delle stramberie si nutre anche di segnalazioni dalla filiera controllata. Se nei tuoi vagabondaggi senza meta hai letto un blog che ci somiglia, un'iniziativa che dovremmo conoscere, un sito che dovremmo visitare, un'idea talmente stupida che può piacere solo a noi...o se semplicemente vuoi scriverci che siamo più inutili di un prodotto specifico per la pulizia del frigo, scrivici a stramberie chiocciolina gmail punto com
*loading* idee stupide
Giuro, giuro, se questa idea mi fosse venuta prima, questi giorni sarebbero stati nettamente migliori..ma bando alla lamentela, e andiamo alla proposta!
Buona parte di voi si saranno trovati nella condizione di effettuare un trasloco.
Un'altra buona parte si sarà trovato nella condizione di effettuare un trasloco problematico.
Caratteristica fondamentale dei traslochi problematici é che non puoi portarti dietro tutta la tua roba.
E quindi si impone una tragica scelta. Chi resta? Chi parte, di tutti gli oggetti che ti hanno accompagnato per quel brandello d'esistenza?
E qui che vi viene in soccorso stramberie.
Funziona così: fate una seria cernita dei vostri averi. Impacchettate quelli di cui avete effettivamente bisogno.
Rimangono tutti gli altri.
Alcune cose le potete tranquillamente buttare, ammettiamolo.
Altre cose invece, non sono indispensabili alla sopravvivenza, ma sono cose belle, utili, o belle e inutili, o brutte e utili, o brutte e inutili, ma in ogni caso cose che non meritano l'abbandono.
Che farne? Ovvio: un party d'addio.
Qualche giorno prima della partenza, invitate tutti i vostri amici a casa. Quando andranno via, coerciteli sotto la minaccia delle armi a pescare dal sacco l'oggetto che si porteranno via a vostra imperitura memoria. (rigorosamente quando se ne stanno andando, non sia mai che magari durante la permanenza dentro casa vostra ne approfittino per lasciarli da qualche parte..)
Risultato: gli oggetti avranno trovato un nuovo padrone, voi avrete meno roba da trasportare, i cassonetti non strariperanno di oggetti perfettamente utili ma senza casa. Riciclabile al 100%
Antefatto: avevo appena finito di scrivere un lungo articolato e bellissimo -si, si. era bellissimo- post che é appena andato perso per le bizze della tastiera.
Perciò vi accontenterete della versione sbrigativ e rachitica dello stesso, perché il mio sforzo creativo é andato tutto perduto partorendo la prima versione di questo post, quella che é morta anzitempo.
E' estate, signora mia.
E' estate e fa caldo checché ne dica il meteo ed anche il tempo fuori dalla finestra, é estate, fa caldo e quindi é tempo di gelato.
Ma non gelato qualsiasi.
Gelato bislacco.
Se vi trovate a Roma, la vostra inviata ha selezionato per voi due luoghi dove andare a saziare la vostra brama.
Oggi parliamo del primo.
Si tratta della gelateria Fior di Luna, salita nelle scorse settimane agli onori della cronaca per essere il primo locale in Italia a non pagare la siae relativa alla cosiddetta diffusione pubblica di musica d'ambiente.
E questo perché la musica che sentite entrando nella gelateria é rilasciata sotto licenza copyleft (Creative Commons, Art Libre, Copyzero x, Clausola Copyleft) o di pubblico dominio.
Oltretutto, all'interno della gelateria è presente uno spazio multimediale (si, nemmeno io sapevo cosa fosse, ma pare si chiami così, e che a conti fatti si tratti di un monitor lcd e impianto di stereofonico con diffusori, o casse, come le chiamiamo noi mortali) gestito da un PC con sistema operativo Linux e software libero, tramite il quale, oltre alla musica già citata, vengono diffuse opere visive e letterarie rilasciate con le summenzionate licenze.
E casomai non bastasse, i gelati - si perché siamo qui per i gelati, non dimentichiamocelo- sono prodotti con materie prime da coltivazioni biologiche e locali, o con prodotti del commercio equo e solidale.
La vostra inviata si é sacrificata personalmente armata di spirito di scienza pur di darvi un riscontro di prima mano.
Il gelato é molto buono, decisamente superiore a qualunque gelato delle varie gelaterie artigianali che in realtà lavorano a partire dai preparati industriali, facilmente riconoscibili dal fatto che espongono una vetrina con più gusti della scala cromatica Pantone, in cui in genere sono presenti anche nomi esotici come Caramellato al puffo cianotico e Cremolato di iguana.
Però, però, però..c'è un però.
Dentro alla gelateria niente di niente ti fa venire il sospetto che la suddetta sia diversa da qualunque altra gelateria in cui tu avresti potuto entrare.
Nemmeno nei loro flyer che ho trovato sul bancone accennano minimamente alla loro scelta riguardo il copyleft, linux, l'equo e solidale. C'é giusto un accenno riguardo il biologico, ma poco più.
Ed é un peccato perché sono cose che meriterebbero più visibilità, che fanno la differenza, come la scelta di non utilizzare i coni industriati o la frutta fuori stagione.
A prescindere da ciò, é un'ìdea che va premiata.
Se volete andare a testare di persona, la gelateria Fior di Luna sta in via della Lungaretta 96, a Roma, nel bel mezzo di Trastevere.
Puntuale come il maltempo del finesettimana, al cambio della temperatura si procede al cambio della guardia dei vestiti negli armadi.
E scopri così che quel paio di pantaloni che portavi quando avevi 18 chili in meno adesso non potresti utilizzarli nemmeno come coprispalle, e che quella bella gonna gitana che ti stava tanto bene quando eri una fanciullina sgarzolina, adesso non potresti indossarla nemmeno a casa perché ti riderebbero dietro anche le begonie sul balcone.
E d'altra parte avresti tanto tanto bisogno di vestiti nuovi...ma con quali soldi?
Niente paura, giovane amica, giovane amico! C'é il clothes swapping, o scambio di vestiti che dir si voglia, che mica siamo anglofoni per forza qui!!
Di che si tratta?
E' sostanzialmente uno scambio di vestiti e un laboratorio fai-da-te del riuso creativo dei vestiti usati.
Niente di nuovo sotto il sole, praticamente tutti abbiamo praticato il baratto tra amici ed amiche dei vestiti che stanno indecentemente bene a Sigismonda e ridicolmente male a noi, o di quel paio di jeans che anche volendo Mariapatella non riesce più a indossare e che a noi stanno benissimo..
La differenza é che anziché limitarsi al guardaroba di Mariapatella o Sigismonda, la possibilità di trovare qualcosa di carino é espansa a tutte le n decine di persone che decidono di portare i propri vestiti da scambiare, e oltretutto é un ottimo modo per evitare gli sprechi e l'accumulo inutile.
Tutto quello che serve é portare con sé un pò di vestiti che non usate più, da depositare nel mucchio, e talvolta una piccola offerta (che serve a coprire i costi del locale affittato, o del materiale da cucito, e via dicendo..).
Dopodiché scatenatevi, e prendete pure tutto quello che desiderata dal mucchio di abiti che anche gli altri avranno portato.
E se poi quello che avete scelto ha bisogno di modifiche, o volete dargli quel tocco in più della vostra affascinante personalità, a vostra disposizione ci sarà l'occorrente per tagliare, cucire, modificare, stampare, stirare..e se non avete mai preso in mano ago e filo, qualcuno disposto ad insegnarvi o a darvi una mano.
Potete pure stamparvi le vostre etichette della vostra personalissima linea d'abbigliamento 100% riciclata.
Se l'idea vi aggrada, ecco qui un altro po' di link:
swap-o-rama
clothesswap meet-up
swapstyle
clothingswap
Vari siti riportano anche un elenco delle città in cui si effettuano regolarmente scambi, non mi pare ci sia niente in merito all'Italia, ma non é mai tardi per cominciare..
Aaaahh!! L'estate! Le lunghe e calde giornate di sole, dopo mesi di freddo e pioggia.. Cosa c'è di meglio che organizzare un bel pic nic all'aria aperta?
Niente. O meglio. Organizzarlo davanti ad un McDonald molto frequentato della vostra città!
Occorrente:
6 o 7 persone, vestite come per una scampagnata
cestini contenenti cibarie varie, possibilmente "fatte in casa" con prodotti di recupero e biologici, insomma, roba sana, mica bigmac...
una tovaglia da pic nic
un ombrellone da spiaggia (facoltativo)
giochi da scampagnata (racchette, palloni...)
creme solari da spalmarsi appena giunti in loco, con gesti ostentati
se lo trovate, un tappeto di erba finta, da stendere a terra e su cui sistemare la tovaglia e tutti gli altri oggetti.
Come funziona:
Beh, come un normale pic nic. Solo che invece di essere in campagna si è in piena città. Per esempio all'arrivo ci si litiga un quarto d'ora su dove posizionare la tovaglia, cose così...
Perché:
Embè, intanto per cominciare si dice quanto fa schifo il cibo di McDo e quanto poco costi prepararsi dei pasti buoni e sani.
Poi, da non sottovalutare, ci si riappropria dello spazio: la città è nostra, dei cittadini, non dei negozi e delle auto. Riprendiamocela!